Coincidenze che consentono il fiorire della vita nell’universo.

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di Franco Saporetti*

Nel lungo e difficoltoso tentativo della scienza di fare luce sulle proprietà dell’universo e la nascita della vita gli scienziati si sono imbattuti nella presenza di un sorprendente fenomeno: i valori numerici dei parametri “usciti” dal cappello magico del Big Bang coincidono esattamente con quelli necessari all’emergere della vita nell’universo; una piccolissima differenza dei loro valori e la vita, almeno nella forma che noi conosciamo, non sarebbe sbocciata! Noi esistiamo grazie a queste coincidenze e alla loro regolazione fine. Questa scoperta è sempre stata oggetto di un enorme stupore…e continua a tutt’oggi a meravigliare, ad affascinare e a far discutere la comunità scientifica.

 

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Al Cern, dove si indaga il mistero dell’origine

Lucio (13 of 19)

L’anno è il 1989: sta per cadere il muro di Berlino, e con esso, la cortina di ferro. Interi paesi, tutti quelli sotto il tallone comunista, intravedono la libertà, che si rivelerà più faticosa e difficile del previsto.

In questo stesso anno nasce il WEB, il World Wide Web cioè la “rete di grandezza mondiale” che abbatterà molti “muri” costituiti dalla distanza fisica, spaziale.

Il luogo in cui questo accade è il CERN di Ginevra, in una zona di confine tra Svizzera a Francia.

E’ grazie a questa invenzione che posso permettermi il lusso di intervistare un “mostro” della scienza contemporanea, il professor Lucio Rossi, via Skype: io seduto nel mio studio, lui nel suo, a Ginevra appunto.

Rossi è un fisico italiano già responsabile dei magneti superconduttori del mitico acceleratore di particelle detto Large Hadron Collider (LHC) del Cern: è dunque uno dei protagonisti della scoperta del Bosone di Higgs, noto al grande pubblico con un’espressione impropria, più mediatica che scientifica, cioè “la particella di Dio”. Ora dirige il progetto LHC ad Alta Luminosità, volto a aumentare considerevolmente le prestazioni di LHC. Abbiamo voluto chiedergli alcune delucidazioni sul Cern ed alcune opinioni personali.

Professore, come è nato il suo interesse per la fisica?

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La filosofia e la teologia di Michael Faraday

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Michael Faraday è stato uno dei più grandi fisici della storia. Ancora oggi portano il suo nome le Leggi di Faraday, la gabbia di Faraday, l’effetto Faraday e l’unità di misura detta farad

Nato nel 1791 in un sobborgo di Londra, in una famiglia oriunda irlandese, povera e molto religiosa, egli appartiene per tutta la vita, sempre con grande entusiasmo, a una setta protestante cristiana, la chiesa sandemaniana, che interpreta letteralmente la Bibbia (ci sono rimasti gli appunti di alcuni suoi sermoni).

Faraday è un uomo di fede, in tutti i sensi. Un uomo fiducioso, curioso, mentalmente vivace. I suoi studi da ragazzo sono molto carenti, e di mestiere fa l’apprendista legatore artigianale: prende le pagine da una stampatrice, le cuce, le ordina, le rilega. Eppure, appena può, corre a sentire lezioni pubbliche di fisica, o a leggere tutto ciò che può sugli argomenti scientifici di cui si discute ai suoi tempi.

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Albert Einstein e Spinoza: storia di un equivoco

imagesAlla fine degli ani Venti Albert Einstein legge l’Etica di Spinoza, in cui non vi è spazio per un Dio personale,  un Dio che ha rivelato agli uomini una legge morale, un decalogo e il suo amore, nè per il libero arbitrio dell’uomo; ma sono anche gli anni in cui si appassiona ad un grande romanziere russo, Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1881), ed al suo I Fratelli Karamazov, il romanzo più religioso di fine Ottocento, tutto incentrato sulla necessità dell’esistenza di un Dio nello stesso tempo giudice e amore misericordioso, per non rendere inutile e assurda la vita morale.

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Sindone: un oggetto misterioso per la scienza

indexTra i tanti scienziati che hanno accostato la Sindone, vuoi per curiosità, vuoi per fede o altro, si segnala un gruppo di fisici attivi presso il prestigioso centro di ricerca Enea (Ente per le Nuove Ricerche, l’Energia e l’Ambiente) di Frascati.

Giuseppe Baldacchini, premio Sergio Panizza per la Fisica nel 1993, è stato il leader del gruppo fino al 2008, ed ora è felicemente in pensione, ma ancora attivo.

Dottor Baldacchini, come è nata la sua passione per la fisica?

“La mia vera passione da giovane era il mare da solcare sulle navi militari, e infatti volevo andare all’Accademia navale di Livorno. Quando questo sogno si è infranto, allora sono passato alla fisica, per via dei consigli di un amico di famiglia che mi aveva fatto vedere cosa facevano i fisici. Mi sono poi accorto che la molla che mi spingeva era la curiosità … che ho ancora oggi”.

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Il processo a Galilei: cosa è successo davvero?

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In uno dei più celebri e discussi processi della storia, quello a Galileo Galilei, la Chiesa aveva le sue ragioni dal punto di vista scientifico, mentre lo scienziato pisano ne aveva altrettante dal punto di vista teologico e dell’esegesi biblica. In altre parole, Galilei presentò come prova inoppugnabile della teoria copernicana le maree, sbagliando di grosso, e non arrivando mai a provare ciò che sosteneva a riguardo dell’ipotesi copernicana; però, a differenza dei teologi del sant’Ufficio, seppe “molto giustamente distinguere tra l’inerranza della Sacra Scrittura e la capacità di errare dei suoi interpreti(Walter Brandmüller, Eventi eloquenti. L’agire della Chiesa nella storia, Editrice Vaticana, 2014).

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Blaise Pascal: la natura paradossale dell’uomo, la ragione, il cuore e la fede

Blaise Pascal

Blaise Pascal (1623-1662) è uno dei giganti della filosofia e della scienza di sempre.

Tra il 1631 e il 1639 frequenta il cenacolo scientifico e filosofico diretto da Padre Mersenne, amico e consigliere di Cartesio, di cui fanno parte Fermat, Roberval ed altri. A 17 anni pubblica il suo primo saggio scientifico, l’Essai sur les coniques.

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Due anni dopo, per aiutare il padre nel calcolo delle imposte, inventa la prima macchina calcolatrice, la Pascalina, il più antico antenato del computer. Nel campo della fisica si occupa di vuoto, pressione (dal 1971 i millibar sono stati commutati in etto-pascal), fluidi… Leggi tutto “Blaise Pascal: la natura paradossale dell’uomo, la ragione, il cuore e la fede”

Friedrich Engels, morte termica ed entropia

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Friedrich Engels, l’amico di Karl Marx, riteneva anch’egli di avere “la scienza” dalla sua parte. Per questo leggeva molti libri ed articoli di chimica, fisica, biologia… cercando poi di dare a tutte le scoperte una lettura materialista. A costo di forzature ed incomprensioni marchiane.

Nel suo La dialettica della natura (1883), affermava l’impossibilità della morte termica dell’Universo, di cui a quei tempi si cominciava a discutere, in nome del principio ateistico: poichè l’Universo è tutto ciò che esiste, non può avere nè inizio nè fine.

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Franco Rasetti: uno scienziato si ribella all’atomica

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Molti sono gli scienziati che, una volta compresa la possibilità dell’atomica, vi lavorano alacremente: alcuni perché assolutamente indifferenti ed estranei ad ogni considerazione morale, altri perché convinti sia necessario vincere la guerra al più presto e fermare il nazismo (ma anche, in certi casi, spaventare gli ormai ex alleati comunisti). Si è vista la posizione di Lise Meitner, o quella di Leo Szilard e di Max Born; interessante, ma ancora non del tutto chiara, sull’altro fronte, la scelta di alcuni scienziati tedeschi, di non cimentarsi con convinzione nella costruzione di un ordigno nucleare a servizio del proprio paese Leggi tutto “Franco Rasetti: uno scienziato si ribella all’atomica”

Einstein contro lo spazio di Kant

A. Einstein, in Pensieri degli anni difficili ricorda “la base empirica su cui si fonda la costruzione assiomatica della geometria euclidea” e aggiunge che “fintantochè si parla dell’esistenza in natura di corpi rigidi, la geometria euclidea è una scienza fisica, la cui utilità deve venire dimostrata applicandola alle esperienze sensoriali“. Siamo di fronte ad un’idea di spazio e di geometria ben diversa da quella kantiana, sulla linea di quella di Gauss*, Bolyai e di quanti ritenevano che la “vera” geometria del mondo fisico non può essere decisa a priori, ma solo a posteriori, su base empirica, con opportune misurazioni. In Come io vedo il mondo (vedi fotocopie sotto), Einstein ritorna sul concetto di spazio di Kant, il quale

da una parte conosce solo la geometria euclidea, e la assolutizza, in quanto per lui “i principi di Euclide descrivono non uno spazio esterno ma questa struttura mentale che ci permette di cogliere e organizzare la percezione che abbiamo degli oggetti. Essi sono infallibili e indiscutibili proprio perché non si riferiscono all’esperienza ma al modo in cui la nostra mente dà una struttura all’esperienza” (per questo per Kant i postulati di Euclide non solo ci appaiono veri, ma, ignorando egli, come si è detto, le geometrie non euclidee, e ritenendo di poter fare della scienza del suo tempo la scienza tout court, crede anche che “non riusciamo ad immaginarne altri”  https://www.matematicamente.it/cultura/storia-della-matematica/kant-geometria-e-verita/),

dall’altra ritiene che “lo spazio non è un concetto empirico, ricavato da esperienze esterne“, ma “una rappresentazione necessaria a priori” : Leggi tutto “Einstein contro lo spazio di Kant”