Friedrich Wilhelm Nietzsche e l’uso strumentale della scienza

Una caratteristica di molti filosofi contemporanei, totalmente a digiuno di conoscenze scientifiche, ma anche di capacità di interpretazione filosofica, è quella di aver creduto di essere confermati, nelle loro visioni del mondo “dalla scienza“. Engels, Marx, Schopenhauer, Comte… sono solo alcuni dei più celebri pensatori ad aver equivocato del tutto metodi e risultati della ricerca scientifica.  Anche Friedrich Wilhelm Nietzsche ha tutto il diritto di sedersi tra costoro.

Maurizio Ferraris, ordinario di filosofia teoretica all’Università di Torino, ricorda che “per tutta la vita N. cercò di rimediare alle lacune scientifiche della formazione solo umanistica ricevuta”, leggendo in modo disordinato articoli e testi spesso di dubbio valore.

Egli infatti “verso le scienze della natura conserva la deferenza del profano- giustifica la sua ontologia in base alle acquisizioni della fisica, della chimica, della biologia dei suoi tempi” (Maurizio Ferraris, Spettri di Nietzsche, Guanda, Milano, 2014, p. 39 e 114).

Alla coscienza non basta il cervello

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A parlare è Giulio Maira, neurochirurgo celebre a livello mondiale, già professore presso il Policlinico Gemelli di Roma, e, oggi, presso l’Istituto clinico Humanitas di Milano, membro della New York Academy di New York e fondatore di Atena. Il suo recente Il cervello è più grande del cielo (Solferino) svetta, rispetto a tanti libri analoghi sul tema, per la capacità di comunicare concetti difficili e interessantissimi, in modo accessibile, coinvolgente, incisivo, mettendo le neuroscienze in dialogo con la letteratura, la filosofia, la teologia. Professore, talora si sente dire che la scienza ha detronizzato l’uomo. Lei però scrive che il cervello umano è addirittura “più grande del cielo”. Dove “risiede” la grandezza dell’uomo?

 Il titolo del mio libro, Il cervello è più grande del cielo, è legato a una poesia di Emily Dickinson ed è stato scelto per svariati motivi. Il primo è perché il nostro cervello ha un numero di neuroni pari al numero delle stelle della Via Lattea, quasi cento miliardi. Poi perché la nostra mente, con la fantasia, può racchiudere al suo interno tutto il firmamento e l’universo e avrà ancora spazio per pensare ad altre cose.

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Forma della Terra e suoi moti: la verità storica

Tra le bufale storiche più diffuse ci sono quelle che riguardano la storia delle conoscenze europee sulla Terra. Mille volte abbiamo sentito dire che per i medievali la terra era rotonda e che Galilei dimostrò il moto della Terra e il sistema eliocentrico. La realtà storica è piuttosto diversa:

L’uomo: “un’inezia” nello scenario cosmico?

Alcune riflessioni suggerite dalla fisica moderna

di Franco Saporetti*

ABSTRACT

Di fronte all’interrogativo sul ruolo che l’essere umano occupa nella struttura organizzativa dell’Universo la ricorrente risposta è: “Un nulla; un inutile scarabocchio nell’affascinante dipinto cosmico”. Nel testo vengono riportate alcune riflessioni basate sulla meccanica quantistica che potrebbero condurre ad una diversa conclusione. Questa bizzarra teoria, che però funziona, sembra indicare che l’uomo (osservatore del mondo) e il mondo osservato sono strettamente correlati: la realtà fisica passa attraverso la partecipazione dell’osservatore con il coinvolgimento della “mente”. Quest’ultima potrebbe rappresentare “qualcosa” di non trascurabile nella ricerca del significato della nostra presenza cosciente nel cosmo. L’uomo potrebbe avere un senso più profondo del solo fatto di esserci.

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L’articolo:

Articolo-L’uomo, un’inezia

*Franco Saporetti, già professore di fisica per molti anni alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, ha svolto ricerche in “Fisica del Nucleo” e “Fisica delle Particelle Elementari” presso l’INFN di Bologna e il CERN di Ginevra. Ha pubblicato numerosi lavori scientifici su riviste internazionali e alcuni libri di divulgazione, tra cui “Big Bang: chi ha acceso la miccia? Una straordinaria avventura scientifica” (Pendragon, 2014). È pure autore di due racconti sul sito di divulgazione scientifica dell’Università di Bologna dedicato ai giovani: www.scienzagiovane.unibo.it.

Conosceremo Tutto?

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Sulla Terra conosciamo solo in parte, pur desiderando conoscere Tutto. Ma conosceremo mai Tutto? Una riflessione su mente-cervello del più grande logico matematico del Novecento, autore dei teoremi di incompletezza 

Secondo il celebre logico-matematico Kurt Gödel (nella foto con l’amico Einstein) la ragione dell’uomo cerca il senso, che in parte trova e che deve poter trovare, non solo parzialmente, ma integralmente, se non qui, altrove (cioè nell’aldilà). Eppure la nostra mente, la nostra ragione, continua Gödel, si trova spesso a scontrarsi con un limite, il limite costituito dal suo stesso cervello; cioè dalla “macchina”, limitata, dotata di un numero di neuroni finito, di cui la mente deve servirsi.

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Intervista sul darwinismo

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Non solo siamo noi esseri umani, e solo noi, ad avere creato arte, ma siamo anche le uniche creature capaci di comportamenti misteriosi e imperscrutabili. Noi esseri umani siamo animali enigmatici. Siamo imparentati con il resto del vivente, ma ci distinguiamo per le nostre capacità cognitive… con la comparsa sulla Terra di homo sapiens anatomicamente moderno si era presentato sulla scena un essere del tutto nuovo” (Ian Tattersall, antropologo, curatore della divisione di Antropologia dell’American Museum of Natural History di New York, in Il cammino dell’uomo. Perchè siamo diversi dagli altri animali, Garzanti, Milano, 2004).

Giulia Tanel: diciamocelo, tutti siamo soliti sentire ripetere il mantra “L’uomo deriva dalla scimmia“. Professor Francesco Agnoli*, come è possibile rispondere, senza entrare troppo nei tecnicismi, a una affermazione simile?

F.A. : si può rispondere ricordando che l’uomo è, certamente, un animale: si è sempre detto e sempre saputo. L’uomo partecipa alla natura dell’universo (è fatto di “polvere di stelle”), ma anche alla natura animale: ha un’anima che lo muove, che gli dà vita… possiede istinti, bisogni fisici ecc. Ma l’uomo non è solo animale, come non è soltanto polvere/terra, è anche molto di più. E’ una creatura che pensa, vuole, parla, che ha senso morale e che ama in un modo unico. Queste differenze sono qualitative e non quantitative: cioè non sono colmabili. Sono soprattutto differenze che rendono l’uomo superiore alla natura che lo circonda: solo l’uomo, più che essere modificato dall’ambiente, lo modifica lui stesso; solo lui studia la natura, la comprende, se ne serve, dimostrando così, sia nel conoscere che nell’operare, di essere nello stesso tempo parte della natura e ad essa superiore. Nessun animale sa fare qualcosa di simile: nessuna scimmia si pone domande sull’origine dell’universo, sulla struttura della materia, sulle leggi della chimica, e quindi nessuna scimmia opera in modo analogo sulla natura. Nessun animale, infine, si chiede il senso della sua esistenza, e sente in sè il convivere di finito ed infinito, tempo ed eternità. Leggi tutto “Intervista sul darwinismo”

Antonio Stoppani e la geologia italiana (evoluzione e creazione)

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 […] Se Niccolò Stenone è il padre della geologia, egli non è stato l’unico sacerdote a occuparsi di questa disciplina. Senza ricordare i numerosi religiosi, da Lazzaro Spallanzani ad Andrea Bina e Timoteo Bertelli, che hanno contribuito a fondare altre discipline di studio della Terra, come vulcanologia e sismologia, si può menzionare almeno il sacerdote Antonio Stoppani, considerato il padre della geologia e della paleontologia italiane (oltre che il maestro di don Giuseppe Mercalli, anch’egli un’autorità nel campo degli studi di vulcanologia e sismologia). Stoppani fu presidente sia della Società Italiana di Scienze Naturali (dal 1883 al 1891), sia della Società Geologica Italiana nel 1884.

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Leibniz inventa il sistema binario

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L’Informatica moderna è basata sull’aritmetica binaria, inventata dal filosofo e matematico Leibniz. Il quale suggerì una analogia tra il sistema binario e la Creazione dal nulla biblica.

leibnizda: La matematica. I luoghi e i tempi, a cura di P. Odifreddi e C. Bartocci, Einaudi, Torino, 2007.