L’evoluzione secondo Francisco J. Ayala

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F. Ayala, docente di scienze biologiche e filosofia all’ Università della California è stato definito dal Times “l’uomo della rinascita dell’evoluzione”.

Nel suo L’evoluzione Ayala dedica un capitolo del libro all’ unicità dell’uomo, sostenendo che “gli uomini sono sì animali, ma di un genere del tutto particolare”: “per certi aspetti biologici siamo molto simili alle scimmie, per altri aspetti biologici siamo molto diversi, e in queste differenze sta la base valida per uno sguardo religioso sull’uomo come creatura speciale di Dio, e per una coscienza di che cosa ci renda squisitamente umani”.

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Cartesio e l’unicità del linguaggio umano

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Nel suo Discorso sul metodo Cartesio sostiene che il linguaggio umano, la parola, distingue l’uomo dagli animali.

E’ in questo un figlio della tradizione greca (per Aristotele l’uomo è un “animale parlante“) e di quella biblica-cristiana, per cui Dio stesso è Logos, Verbum, Parola (In principio erat Verbum, scrive san Giovanni all’inizio del suo Vangelo) e l’uomo è  a sua immagine proprio perchè possiede la forza della parola, del linguaggio.

La convinzione di Cartesio secondo cui il linguaggio umano è un unicum, Leggi tutto “Cartesio e l’unicità del linguaggio umano”

La filosofia e la teologia di Michael Faraday

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Michael Faraday è stato uno dei più grandi fisici della storia. Ancora oggi portano il suo nome le Leggi di Faraday, la gabbia di Faraday, l’effetto Faraday e l’unità di misura detta farad

Nato nel 1791 in un sobborgo di Londra, in una famiglia oriunda irlandese, povera e molto religiosa, egli appartiene per tutta la vita, sempre con grande entusiasmo, a una setta protestante cristiana, la chiesa sandemaniana, che interpreta letteralmente la Bibbia (ci sono rimasti gli appunti di alcuni suoi sermoni).

Faraday è un uomo di fede, in tutti i sensi. Un uomo fiducioso, curioso, mentalmente vivace. I suoi studi da ragazzo sono molto carenti, e di mestiere fa l’apprendista legatore artigianale: prende le pagine da una stampatrice, le cuce, le ordina, le rilega. Eppure, appena può, corre a sentire lezioni pubbliche di fisica, o a leggere tutto ciò che può sugli argomenti scientifici di cui si discute ai suoi tempi.

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Il miracolo dell ‘Intelligenza umana: da dove e perchè?

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L’Intelligenza umana, ancora più della vita e come il linguaggio umano, è ancora oggi un grande quesito della filosofia e un mistero per la scienza.

Come può emergere un essere pensante, l’uomo, alla fine di un processo evolutivo materiale e non pensante? Come può emergere una coscienza, dall’evolversi di cose che non hanno coscienza?

Martin Rees, astronomo reale britannico e presidente della Royal Society, in Prima dell’inizio (Raffaello Cortina, Milano, 1998), ammessa l’impossibilità per la nostre conoscenze scientifiche di spiegare l’intelligenza, ricorda che essa “sembra essersi prodotta una e una sola volta“.

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Galilei contro Aristotele

Il sistema greco aristotelico-tolemaico prevedeva, tra i suoi capisaldi, oltre al geocentrismo, la divisione tra fisica celste e fisica terrestre.

Il grande contributo di Galilei all’astronomia non fu dimostrare l’eliocentrismo copernicano, chè anzi, a tal proposito il pisano prese le sue più grandi cantonate, ma distruggere questa divisione e unificare la fisica, dimostrando con le sue osservazioni tramite il cannocchiale che quello che avevano già sostenuto altri filosofi e teologi prima di lui, l’unità del cosmo fisico, era vera.  Mentre i greci  Aristotele e Tolomeo avevano torto.

Di seguito due pagina a cura di W. Shea, titolare della Cattedra Galileiana di Storia della Scienza dell’Università di Padova:

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Il Big Bang? Un’ “idea da preti”! L’opposizione filosofica al B.B.

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L’ipotesi dell’“atomo primitivo” o “quanto unico”, ribattezzata poi Big Bang, proposta dal sacerdote belga George E. Lemaître (nella foto sopra con Albert Einstein, sotto con papa Pio XII, ed infine con il satellite ATV5 a lui dedicato) per la prima volta nel 1931 trova subito ben più oppositori che sostenitori. Leggi tutto “Il Big Bang? Un’ “idea da preti”! L’opposizione filosofica al B.B.”

Francesco Severi: un matematico verso la Sapienza

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Francesco Severi, nato ad Arezzo il 13 aprile 1879, rimasto presto orfano di padre, giunge come docente nella prestigiosa università di Padova nel 1905. Vi rimane per diversi anni, sino al 1921, svolgendo anche la carica di assessore socialista alla Pubblica Istruzione e di presidente delle Aziende municipalizzate del gas e dell’acquedotto.

Tra i suoi colleghi, che non dimenticherà mai, ci sono il matematico cattolico Gregorio Ricci Curbastro e Roberto Ardigò, massimo rappresentante del positivismo sensista e scientista italiano, dopo essere stato sacerdote ed aver deposto prima l’abito talare, poi la fede in Dio, ed infine la vita stessa (morirà suicida).

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Le Esperienze di pre morte: cos’è la coscienza?

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Dalla morte non si ritorna ma dalla “premorte” in alcuni casi sembrerebbe di sì e il percorso a ritroso verso questo mondo cambia per sempre il viaggiatore che diventa più empatico e fiducioso nel senso ultimo della vita. Questo è almeno ciò che pensa Pim van Lommel, cardiologo olandese, che ha dedicato la vita a studiare i fenomeni di Nde (Near Death Experience), esperienza di prossimità con la morte possibili specialmente negli stati di coma temporaneo o di arresto cardiaco. Nel suo libro “La coscienza oltre la vita” (Edizioni Amrita) fa una rassegna delle varie tipologie di Nde che spesso consistono in una sensazione rinfrancante di passaggio attraverso un tunnel, in direzione di una luce, altre volte sembrano permettere di osservarsi fuori da se stessi come in un sogno. Van Lommel, insieme con alcuni colleghi, ha pubblicato su questi eventi un pionieristico e controverso studio su “Lancet” nel 2001.

L’interpretazione delle esperienze al confine con l’al di là ha portato il medico olandese a formulare una concezione della realtà che attraverso vari richiami alla fisica quantistica ipotizza l’esistenza di una coscienza onnipervadente al di là dello spazio e del tempo che sorregge le nostre coscienze individuali. Leggi tutto “Le Esperienze di pre morte: cos’è la coscienza?”

Matematica e Verità

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Napoleone Bonaparte fu il primo statista ad essere profondamente interessato, sin da da giovane, alla matematica (in particolare alla geometria). Durante gli anni della vita militare e poi del potere, ritenne che la matematica e la scienza potessero essere di grande aiuto per vincere le battaglie e per organizzare al meglio il suo Impero, mentre negli anni dell’esilio, quelli dell’impotenza, sembra che la matematica continuasse ad interessarlo per motivi filosofici, come un sostegno razionale alla fede religiosa ritrovata.

Anche oggi la matematica è nello stesso tempo terreno di discussioni filosofico-religiose (si vedano per esempio gli scritti di Piergiorgio Odifreddi e quelli, di segno opposto, del matematico di Oxford John Lennox) e oggetto di attenzioni da parte del potere.

“In Cina e in Corea del Sud c’è una corsa ad accaparrarsi i migliori matematici, offrendo stipendi d’oro a matematici occidentali che vanno in pensione, assumono molti giovani. Si stanziano quantità di denaro che da noi sono impensabili, nella convinzione che anche da qui passi il primato economico-politico nel prossimo futuro”: lo afferma Marco Andreatta, matematico di prestigio internazionale, professore di Geometria all’Università di Trento, presidente del grande Museo delle Scienze della città, il Muse, e soprattutto direttore del Centro Internazionale di Ricerche Matematiche (CIRM).

Professore, come è iniziata la sua passione per la matematica?

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