Al Cern, dove si indaga il mistero dell’origine

Lucio (13 of 19)

L’anno è il 1989: sta per cadere il muro di Berlino, e con esso, la cortina di ferro. Interi paesi, tutti quelli sotto il tallone comunista, intravedono la libertà, che si rivelerà più faticosa e difficile del previsto.

In questo stesso anno nasce il WEB, il World Wide Web cioè la “rete di grandezza mondiale” che abbatterà molti “muri” costituiti dalla distanza fisica, spaziale.

Il luogo in cui questo accade è il CERN di Ginevra, in una zona di confine tra Svizzera a Francia.

E’ grazie a questa invenzione che posso permettermi il lusso di intervistare un “mostro” della scienza contemporanea, il professor Lucio Rossi, via Skype: io seduto nel mio studio, lui nel suo, a Ginevra appunto.

Rossi è un fisico italiano già responsabile dei magneti superconduttori del mitico acceleratore di particelle detto Large Hadron Collider (LHC) del Cern: è dunque uno dei protagonisti della scoperta del Bosone di Higgs, noto al grande pubblico con un’espressione impropria, più mediatica che scientifica, cioè “la particella di Dio”. Ora dirige il progetto LHC ad Alta Luminosità, volto a aumentare considerevolmente le prestazioni di LHC. Abbiamo voluto chiedergli alcune delucidazioni sul Cern ed alcune opinioni personali.

Professore, come è nato il suo interesse per la fisica?

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La Fisica, al lento passo delle grandi Unificazioni, verso la “Teoria del Tutto”.

Dalla mela che cade alla stringa che suona.

sapo

 di Franco Saporetti e Enrico Pedna*

Sintesi articolo

Il sogno del Homo sapiens? Aprire lo scrigno che nasconde i segreti del nostro Universo. Ovvero? Formulare una “Teoria del Tutto”, che da un “unico” principio fornisca una spiegazione di “tutti” i fenomeni che la Natura ci regala in continuazione lasciandoci stupiti e affascinati. Nel testo viene descritto a livello divulgativo il tentativo dei fisici di avvicinarsi a piccoli passi e nel corso di secoli al tanto desiderato, forse chimerico, traguardo. L’idea di Unificazione, cioè di spiegare i fenomeni naturali apparentemente diversi tramite un unico concetto, è stata la carta vincente che ha fatto da guida ai fisici nel difficoltoso progresso verso la Conoscenza. I risultati ottenuti hanno cambiato la nostra vita, non solo in campo culturale, scientifico e filosofico ma anche tramite trasformazioni tecnologiche, sociali ed economiche. – La teoria, ritenuta da molti una delle più promettenti aspiranti alla Teoria del Tutto e che incarna l’idea finale di unificazione, è la stuzzicante quanto affascinante “Teoria delle stringhe”. Di questa sono riportati, in modo accessibile anche ai non addetti ai lavori, alcuni aspetti di base che invitano a profonde riflessioni sullo schema strutturale dell’universo in cui viviamo. Purtroppo la teoria è penalizzata dal fatto che una conferma diretta fondata sull’esperimento non sembra al momento possibile; sono tuttavia in atto tentativi con metodi “indiretti”. Senza ombra di dubbio la teoria, se confermata, segnerebbe la più alta realizzazione intellettuale di tutti i tempi raggiunta dall’Uomo.

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Pasteur contro Comte e il positivismo

Past-copAugust Comte fu soltanto un mediocre matematico, e un pessimo filosofo, ma la sua visione della scienza ha influito moltissimo nella storia del pensiero. Non molti sanno che il più grande scienziato francese dell’Ottocento, Louis Pasteur, fu invece un fiero avversario del positivismo e del pensiero comtiano, che ebbe modo di criticare pubblicamente, per esempio, nel 1884, nel discorso che tenne in occasione della nomina a membro dell’ Académie française (la famosa legge di Comte è definita “sedicente legge storica”). Riportiamo tutta la parte finale,

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Un universo creativo verso il progresso e la vita. Un modo nuovo di pensare alla natura

di Franco Saporetti*

Da secoli la scienza ci descrive l’universo tramite la visione newtoniana (un meccanismo schiavo di forze deterministiche) e quella termodinamica (una prospettiva di degenerazione e morte). Da studi interdisciplinari sul comportamento dei sistemi complessi durante il periodo evolutivo dell’universo post-Big Bang, oggi si è giunti alla visione più ottimistica di un universo “creativo” che cresce anziché morire, che si schiude lentamente come un fiore al progresso e alla vita. Questo approccio mette in risalto gli aspetti organizzativi ed adattanti della natura e suggerisce l’esistenza di un unico principio che governa i comportamenti messi in luce nelle diverse discipline. Ma porta anche a chiederci: “Da dove viene quella straordinaria forza creatrice dell’universo?”. Risulta evidente come la complessità racchiuda in sé una potenza rivoluzionaria di pensiero di grande portata, che ha condotto ad un riavvicinamento fra forme diverse di sapere come quella scientifico-tecnologica e quella filosofico-umanistica.

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Qui l’Articolo

 

 

Alla coscienza non basta il cervello

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A parlare è Giulio Maira, neurochirurgo celebre a livello mondiale, già professore presso il Policlinico Gemelli di Roma, e, oggi, presso l’Istituto clinico Humanitas di Milano, membro della New York Academy di New York e fondatore di Atena. Il suo recente Il cervello è più grande del cielo (Solferino) svetta, rispetto a tanti libri analoghi sul tema, per la capacità di comunicare concetti difficili e interessantissimi, in modo accessibile, coinvolgente, incisivo, mettendo le neuroscienze in dialogo con la letteratura, la filosofia, la teologia. Professore, talora si sente dire che la scienza ha detronizzato l’uomo. Lei però scrive che il cervello umano è addirittura “più grande del cielo”. Dove “risiede” la grandezza dell’uomo?

 Il titolo del mio libro, Il cervello è più grande del cielo, è legato a una poesia di Emily Dickinson ed è stato scelto per svariati motivi. Il primo è perché il nostro cervello ha un numero di neuroni pari al numero delle stelle della Via Lattea, quasi cento miliardi. Poi perché la nostra mente, con la fantasia, può racchiudere al suo interno tutto il firmamento e l’universo e avrà ancora spazio per pensare ad altre cose.

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L’uomo: “un’inezia” nello scenario cosmico?

Alcune riflessioni suggerite dalla fisica moderna

di Franco Saporetti*

ABSTRACT

Di fronte all’interrogativo sul ruolo che l’essere umano occupa nella struttura organizzativa dell’Universo la ricorrente risposta è: “Un nulla; un inutile scarabocchio nell’affascinante dipinto cosmico”. Nel testo vengono riportate alcune riflessioni basate sulla meccanica quantistica che potrebbero condurre ad una diversa conclusione. Questa bizzarra teoria, che però funziona, sembra indicare che l’uomo (osservatore del mondo) e il mondo osservato sono strettamente correlati: la realtà fisica passa attraverso la partecipazione dell’osservatore con il coinvolgimento della “mente”. Quest’ultima potrebbe rappresentare “qualcosa” di non trascurabile nella ricerca del significato della nostra presenza cosciente nel cosmo. L’uomo potrebbe avere un senso più profondo del solo fatto di esserci.

sapo

L’articolo:

Articolo-L’uomo, un’inezia

*Franco Saporetti, già professore di fisica per molti anni alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, ha svolto ricerche in “Fisica del Nucleo” e “Fisica delle Particelle Elementari” presso l’INFN di Bologna e il CERN di Ginevra. Ha pubblicato numerosi lavori scientifici su riviste internazionali e alcuni libri di divulgazione, tra cui “Big Bang: chi ha acceso la miccia? Una straordinaria avventura scientifica” (Pendragon, 2014). È pure autore di due racconti sul sito di divulgazione scientifica dell’Università di Bologna dedicato ai giovani: www.scienzagiovane.unibo.it.

Conosceremo Tutto?

Godel

Sulla Terra conosciamo solo in parte, pur desiderando conoscere Tutto. Ma conosceremo mai Tutto? Una riflessione su mente-cervello del più grande logico matematico del Novecento, autore dei teoremi di incompletezza 

Secondo il celebre logico-matematico Kurt Gödel (nella foto con l’amico Einstein) la ragione dell’uomo cerca il senso, che in parte trova e che deve poter trovare, non solo parzialmente, ma integralmente, se non qui, altrove (cioè nell’aldilà). Eppure la nostra mente, la nostra ragione, continua Gödel, si trova spesso a scontrarsi con un limite, il limite costituito dal suo stesso cervello; cioè dalla “macchina”, limitata, dotata di un numero di neuroni finito, di cui la mente deve servirsi.

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Intervista sul darwinismo

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Non solo siamo noi esseri umani, e solo noi, ad avere creato arte, ma siamo anche le uniche creature capaci di comportamenti misteriosi e imperscrutabili. Noi esseri umani siamo animali enigmatici. Siamo imparentati con il resto del vivente, ma ci distinguiamo per le nostre capacità cognitive… con la comparsa sulla Terra di homo sapiens anatomicamente moderno si era presentato sulla scena un essere del tutto nuovo” (Ian Tattersall, antropologo, curatore della divisione di Antropologia dell’American Museum of Natural History di New York, in Il cammino dell’uomo. Perchè siamo diversi dagli altri animali, Garzanti, Milano, 2004).

Giulia Tanel: diciamocelo, tutti siamo soliti sentire ripetere il mantra “L’uomo deriva dalla scimmia“. Professor Francesco Agnoli*, come è possibile rispondere, senza entrare troppo nei tecnicismi, a una affermazione simile?

F.A. : si può rispondere ricordando che l’uomo è, certamente, un animale: si è sempre detto e sempre saputo. L’uomo partecipa alla natura dell’universo (è fatto di “polvere di stelle”), ma anche alla natura animale: ha un’anima che lo muove, che gli dà vita… possiede istinti, bisogni fisici ecc. Ma l’uomo non è solo animale, come non è soltanto polvere/terra, è anche molto di più. E’ una creatura che pensa, vuole, parla, che ha senso morale e che ama in un modo unico. Queste differenze sono qualitative e non quantitative: cioè non sono colmabili. Sono soprattutto differenze che rendono l’uomo superiore alla natura che lo circonda: solo l’uomo, più che essere modificato dall’ambiente, lo modifica lui stesso; solo lui studia la natura, la comprende, se ne serve, dimostrando così, sia nel conoscere che nell’operare, di essere nello stesso tempo parte della natura e ad essa superiore. Nessun animale sa fare qualcosa di simile: nessuna scimmia si pone domande sull’origine dell’universo, sulla struttura della materia, sulle leggi della chimica, e quindi nessuna scimmia opera in modo analogo sulla natura. Nessun animale, infine, si chiede il senso della sua esistenza, e sente in sè il convivere di finito ed infinito, tempo ed eternità. Leggi tutto “Intervista sul darwinismo”

Coincidenze che consentono il fiorire della vita nell’universo.

Cattura

di Franco Saporetti*

Nel lungo e difficoltoso tentativo della scienza di fare luce sulle proprietà dell’universo e la nascita della vita gli scienziati si sono imbattuti nella presenza di un sorprendente fenomeno: i valori numerici dei parametri “usciti” dal cappello magico del Big Bang coincidono esattamente con quelli necessari all’emergere della vita nell’universo; una piccolissima differenza dei loro valori e la vita, almeno nella forma che noi conosciamo, non sarebbe sbocciata! Noi esistiamo grazie a queste coincidenze e alla loro regolazione fine. Questa scoperta è sempre stata oggetto di un enorme stupore…e continua a tutt’oggi a meravigliare, ad affascinare e a far discutere la comunità scientifica.

 

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