Alla coscienza non basta il cervello

maira vero

A parlare è Giulio Maira, neurochirurgo celebre a livello mondiale, già professore presso il Policlinico Gemelli di Roma, e, oggi, presso l’Istituto clinico Humanitas di Milano, membro della New York Academy di New York e fondatore di Atena. Il suo recente Il cervello è più grande del cielo (Solferino) svetta, rispetto a tanti libri analoghi sul tema, per la capacità di comunicare concetti difficili e interessantissimi, in modo accessibile, coinvolgente, incisivo, mettendo le neuroscienze in dialogo con la letteratura, la filosofia, la teologia. Professore, talora si sente dire che la scienza ha detronizzato l’uomo. Lei però scrive che il cervello umano è addirittura “più grande del cielo”. Dove “risiede” la grandezza dell’uomo?

 Il titolo del mio libro, Il cervello è più grande del cielo, è legato a una poesia di Emily Dickinson ed è stato scelto per svariati motivi. Il primo è perché il nostro cervello ha un numero di neuroni pari al numero delle stelle della Via Lattea, quasi cento miliardi. Poi perché la nostra mente, con la fantasia, può racchiudere al suo interno tutto il firmamento e l’universo e avrà ancora spazio per pensare ad altre cose.

Infine perché, da medico impegnato con pazienti affetti da patologie veramente gravi, vedo nelle stelle e nel cielo un segnale di speranza e di prospettiva positiva per il futuro. La grandezza dell’uomo sta proprio nelle qualità straordinarie del cervello, nella capacità di pensare, di riflettere su se stesso e sul mondo che ci circonda, di progettare il futuro andando al di là delle mere necessità della sopravvivenza. In altri termini, la sua grandezza sta nel mistero della coscienza, che nessun altro essere vivente conosciuto ha in misura così sviluppata.

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I misteri che avvolgono il nostro cervello e la nostra mente sono ancora tanti e aumentano con l’aumentare delle nostre conoscenze. Suscita stupore e sconcerto che il nostro cervello sia composto di atomi forgiati miliardi di anni fa nel cuore delle stelle lontane. Per i fisici siamo letteralmente figli delle stelle. La cosa incredibile sta nel fatto che questi atomi si siano assemblati in modo da costituire l’organo più importante dell’universo e che adesso questi atomi formino una massa in grado di riflettere non solo sulle stesse stelle, ma anche sulla propria capacità di pensare. Tuttavia, come da quest’insieme di materia possa nascere un pensiero intelligente è ancora avvolto nel mistero. Nulla nella materia è un grado di spiegare le qualità della mente. Questo è l’enigma della coscienza ed è anche il mistero più profondo della nostra conoscenza. E’ il problema difficile, “the hard problem”, com’è stato definito da filosofi e neuroscienziati.

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Tratto da Alla coscienza non basta il cervello, intervista di Francesco Agnoli a Giulio Maira, mensile Il Timone, ottobre 2020