Conosceremo Tutto?

Godel

Sulla Terra conosciamo solo in parte, pur desiderando conoscere Tutto. Ma conosceremo mai Tutto? Una riflessione su mente-cervello del più grande logico matematico del Novecento, autore dei teoremi di incompletezza 

Secondo il celebre logico-matematico Kurt Gödel (nella foto con l’amico Einstein) la ragione dell’uomo cerca il senso, che in parte trova e che deve poter trovare, non solo parzialmente, ma integralmente, se non qui, altrove (cioè nell’aldilà). Eppure la nostra mente, la nostra ragione, continua Gödel, si trova spesso a scontrarsi con un limite, il limite costituito dal suo stesso cervello; cioè dalla “macchina”, limitata, dotata di un numero di neuroni finito, di cui la mente deve servirsi.

C’è dunque sproporzione tra il nostro desiderio di comprendere e la nostra capacità di farlo; tra la nostra mente e il nostro cervello. E’ in verità una sproporzione di cui ci accorgiamo tutti: mentre i nostri desideri materiali sono tutti soddisfabili (se ho fame, posso saziarla), il nostro desiderio di capire è costitutivo della nostra natura, ma non è integralmente soddisfabile. Capiamo, ma non tutto; capiamo, ma spesso a fatica, dopo “giri” tortuosi, raramente per intuizione immediata…

La nostra mente ha dunque potenzialità che ci stupiscono e ci fanno comprendere la dignità dell’uomo, che ci fanno indagare l’ordine e il funzionamento della natura, ma limiti che ci fanno comprendere che essa non è la Mente (Dio) che quella natura e quell’ordine ha creato dal nulla e che quindi integralmente conosce.

Scrive Gödel: “è un pregiudizio del nostro tempo che sarà confutato scientificamente” l’idea secondo cui “non esiste una mente separata dalla materia”.

Quali le menti separate dalla materia, per natura? Dio, creatore di tutto, gli angeli e i demoni (che Gödel definisce i responsabili del “pessimismo e della scontentezza” e del tentativo di “soffocare il bene”).

Ma se la nostra mente supera il nostro cervello -come la mente del programmatore supera il programma del computer, e l’intelligenza umana quella artificiale-, ed è frenata dalla nostra condizione terrestre, allora, afferma Gödel, ci sarà un “momento”, dopo la morte, una vita futura dopo la morte fisica, in cui la mente potrà conoscere integralmente, potrà portare a compimento il cammino intrapreso nell’aldiquà; potrà soddisfare, completare, il suo naturale desiderio di capire tutto (1).

Da: Francesco Agnoli, Sorella morte corporale, La Fontana di Siloe

 

[1] Si può qui introdurre un passo di un filosofo cattolico contemporaneo, Enrico Maria Radaelli, “la ragione – l’intelligenza, l’intelletto- è una cosa inarrestabile, è un moto che non ha mai avuto inizio e non avrà mai fine. L’intelletto si muove, va avanti, va sempre avanti, non c’è nulla che lo fermi-nemmeno il nulla che non c’è – poiché davanti ad esso nessuna cosa è sufficientemente priva di essere da risucchiarne la vita: l’intelletto infatti è vivente, è la vita, è il vivente, è l’Essere stesso in atto”. Affermando, come Gödel, la possibilità sulla terra di una forma di conoscenza, per quanto limitata, contro lo scetticismo pirroniano, Radaelli aggiunge: “non solo è impossibile che sia impossibile, ma è anche impossibile che la conoscenza non giunga ad un termine estremo e conclusivo, ovvero è impossibile che essa non sia eterna, fuori del tempo, nel tuttoinsieme invulnerabile dalla morte…appena si dà la scintilla della conoscenza, appena si ha nel creato la conoscenza, essa, anche nel creato, è per sempre insopprimibile…perché tende a Dio, e finché non raggiunge il suo bene, Dio, non si arresta” (E.M. Radaelli, Ingresso alla bellezza, Fede & Cultura, Verona, 2007).