Il Big Bang? Un’ “idea da preti”! L’opposizione filosofica al B.B.

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L’ipotesi dell’“atomo primitivo” o “quanto unico”, ribattezzata poi Big Bang, proposta dal sacerdote belga George E. Lemaître (nella foto sopra con Albert Einstein, sotto con papa Pio XII, ed infine con il satellite ATV5 a lui dedicato) per la prima volta nel 1931 trova subito ben più oppositori che sostenitori.

I motivi sono i più vari: scientifici (ben comprensibili, perché è piuttosto normale che un’idea tanto nuova abbia bisogno del suo tempo per essere compresa e dimostrata) ed anche, talora, ideologici.

L’astrofisico britannico Fred Hoyle, nel suo The Nature of the universe, nato da una serie di conferenze radiofoniche per la BBC, «asseriva in tono accusatorio che la nozione stessa di un Universo che avesse un certo inizio col tempo era “caratteristica della visione dei popoli primitivi”, che ricorrono al divino per spiegare dei fenomeni fisici», e che assomigliava troppo alla creazione cristiana. Insomma, un’«idea da preti»1.

Hoyle, convinto sostenitore di un Universo statico ed eterno, combatterà sempre l’ipotesi di Lemaître, con toni e modi sprezzanti. Quando il sacerdote belga, un po’più anziano e ingrassato, comparirà in qualche simposio scientifico, egli esclamerà a gran voce, alludendo in modo dispregiativo anche all’aspetto fisico: «This is the Big Bang man!». Alla fine degli anni Quaranta del Novecento, proprio la teoria cosmologica dello stato stazionario di Hoyle, benché errata e costruita a tavolino proprio per opporsi a quella del Big Bang, prenderà il sopravvento sull’ipotesi di Lemaître2.

Anche Arthur Eddington, amico e maestro di Lemaître, il premio Nobel per la chimica Walther Nernst, Harlow Shapley, Évry Schatzman, il premio Nobel per la Fisica Hannes Olof Gösta Alfvén e molti astrofisici russi o di matrice comunista, si oppongono fieramente all’atomo primitivo, accusando Lemaître di aver escogitato una «teoria fideista» (Schatzman), e ritenendo che un Universo nato, diveniente, e destinato a morire per entropia, contraddica in qualche modo l’eternità della materia e apra una finestra “pericolosa” su una prospettiva metafisica (se l’Universo è nato, quale la sua origine prima, la sua causa?).

L’idea di un’origine del Cosmo sembra al pensiero ateo in generale e ai comunisti in particolare espressione di un’“astronomia borghese-occidentale-imperialista”, alleata con la religione e con le classi dei “padroni-sfruttatori” per perpetrare la “favola di Dio” e il dogma biblico della Creazione del Mondo dal nulla di materia.

Così nel 1938, l’astronomo sovietico Shafirkin definisce l’astronomo belga un «infiltrato del Vaticano in astronomia», mentre il 24 giugno 1947 Andrej Zdanov, ideologo di Stalin in campo scientifico, impegnato in prima linea nella lotta contro la superstizione religiosa attraverso il “trionfo della scienza”, accusa, dopo la genetica di Mendel, anche la cosmologia contemporanea e Lemaître in particolare, in quanto colpevole di voler far «rivivere la favoletta dell’origine del mondo da nulla». L’ortodossia comunista, che si rifà soprattutto alle idee di Engels, bolla l’espansione delle galassie come “teoria reazionaria e idealistica”, contrastante con le verità dogmatiche della dottrina materialista: l’Universo è infinito, sia nello spazio che nel tempo; è eterno, e cioè non può avere né inizio né “morte termica”; solo la materia possiede una reale esistenza.

Anche in Occidente l’ostracismo al Big Bang dura a lungo, come ricorda l’astronomo Hubert Reeves, in L’evoluzione cosmica: «Si deve dire che per vari anni la teoria dell’espansione dell’universo non godette di grande favore. Quando ero studente negli Stati Uniti, negli anni Sessanta, non se ne parlava. Era una teoria sospetta. Forse a causa delle sue risonanze bibliche? Chissà»3.

pio-xii-lemaitrePer comprendere quanto la nuova ipotesi cosmogonica del Big Bang possa scatenare discussioni filosofiche e teologiche, si pensi da una parte al possibile parallelo tra il fiat lux (prima parola di Dio nel Genesi) e la creazione dell’universo a partire da una “esplosione” di luce-energia (somiglianza affermata, per esempio, da almeno cinque premi Nobel per la fisica come Louis de Broglie, Arno Penzias, Carlo Rubbia, Charles Townes e George Smoot- vedi http://www.filosofiaescienza.it/1064-2/); dall’altra alla consonanza tra il Big Bang e l’idea biblica, assolutamente originale rispetto a tutte le cosmologie pre-cristiane, di una creatio ex nihilo sui et subiecti, cioè una creazione per cui l’Universo è opera di Dio, essendo altro da Lui, e non attraverso una materia preesistente (come invece in Platone o Aristotele).

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Infine si pensi all’idea, sempre originalmente biblica, della creazione come evento il cui principio si colloca in initio temporis, intuitivamente paragonabile con l’affermazione dello scienziato belga, nell’articolo citato del 1931: «Possiamo immaginare che lo spazio abbia avuto inizio con l’atomo primitivo e che l’inizio dello spazio abbia segnato anche l’inizio del tempo».

Il Dio Creatore della fede cristiana, infatti, è al di là del tempo e dello spazio e, come avevano sostenuto i padri della Chiesa, crea il mondo dal nulla, non nel tempo, ma con il tempo, in modo fulmineo (sant’Ambrogio).

Da: https://www.ibs.it/creazione-ed-evoluzione-dalla-geologia-libro-francesco-agnoli/e/9788868791216

1«Le scienze», giugno 2008, 76; P. Musso, La scienza e l’idea di ragione, Mimesis, Varese 2011, 420; F. Di Trocchio, Il genio incompreso, Mondadori, Milano 1997, 168

2M. Stenico, Cosmologia e ideologia: la teoria dell’espansione dell’Universo nello spazio pubblico (1922-1992), Università di Trento-Frankfurt am Main, 2013, 106-107

3H. Reeves, L’evoluzione cosmica, Rizzoli, Milano 1995, 45. Per considerazioni attuali sul tema: Franco Saporetti, Big Bang: chi ha acceso la miccia? (Pendragon, Bologna 2014).