Il miracolo del linguaggio umano. Parla Andrea Moro

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Andrea Moro è professore ordinario di linguistica generale all’Università di Pavia. E’ visiting professor al MIT e ad Harvard. Scrive sulle più importanti riviste di linguistica e neuroscienze. In questa intervista al Sole 24 ore spiega che:

    1. il linguaggio umano è del tutto diverso da quello degli altri animali e delle scimmie;

2. il nostro cervello non è una tabula rasa, ma possiede già “alla nascita“, “le istruzioni per imparare tutte le lingue

3. tutte le lingue possiedono un nocciolo di regole comuni

4. “oltre al linguaggio l’uomo ha almeno altre due facoltà che lo definiscono: la matematica e la musica

5. “Possiamo verosimilmente escludere che il linguaggio si sia sviluppato per una pressione evolutiva sul piano della comunicazione, altrimenti anche le scimmie e le altre specie dovrebbero avere un linguaggio simile al nostro“.

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Se ciò è vero ne deriva che: esiste una specifica natura umana (connessa con la “grammatica universale“); l’umanità ha un’origine comune (e una lingua originaria comune?); c’è un salto ontologico tra uomo e scimmia che, come la filosofia classica hanno sempre insegnato, sta nella parola, nel Verbum, nel Logos.

In un altro testo, Parlo dunque sono (Adelphi, 2015), Moro ribadisce che “non possono esistere nè in senso filogenetico, nè in senso ontogenetico precursori del linguaggio. Data questa caratteristica definitoria, infatti, la sintassi o c’è tutta o non c’è affatto“.

Non è dunque possibile, per Moro come per Noam Chomsky, la nascita del linguaggio per evoluzione graduale, secondo l’ idea che riduce l’unicità della parola umana ad un risultato di tempi lunghi e pressioni selettive: “la struttura del linguaggio non sottostà alle leggi biologiche che hanno generato la struttura neurobiologica che la esprime: il cervello

Ne deriva per Moro la rinuncia a cercare nel “caso” di J. Monod il perchè del linguaggio umano, della sua unicità,  e della sua alla potenzialità infinita:

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