Aristotele e il Dna (secondo Enrico Berti)

DNA«La rilevanza filosofica di questa scoperta (il Dna) fu messa in luce qualche anno più tardi, oltre che da Jacques Monod nel suo famoso libro Il caso e la necessità, da un biologo americano di origine tedesca, Max Delbrück (1906-1981), che ottenne a sua volta nel 1969 il premio Nobel per la medicina

per le sue ricerche sui virus batteriofagi, in un articolo dedicato ad Aristotele dal titolo ironico, allusivo ad una nota cantilena tedesca, Aristotle-totle-totle, che indica il continuo riproporsi di un nome (Mariandle). In esso Delbrück sostenne che, se fosse possibile dare un premio Nobel alla memoria, esso dovrebbe essere conferito ad Aristotele per la scoperta del principio implicito nel DNA. Nelle sue opere biologiche, infatti, Aristotele sostiene che il germe da cui si sviluppa l’embrione, che per lui è solo il seme maschile (Aristotele non aveva il microscopio per vedere l’ovulo femminile), non è un mini-uomo, come credeva Ippocrate, bensì un principio formale, cioè un “piano di sviluppo”, un “programma”, contenente una serie di informazioni (così Delbrück traduce i termini aristotelici eidos e morphê).

aristote

Questo principio agisce come una causa motrice, cioè trasmette alla materia, costituita dal sangue mestruale fornito dalla madre, una serie di impulsi meccanici, cioè di movimenti, i quali fanno sì che la materia si organizzi in modo da formare l’uno dopo l’altro i vari organi, a cominciare dal cuore, sino all’individuo completo che si presenta al momento della nascita» (M. Delbrück, Aristotle-totle-totle, in J. Monod and E. Borek (a cura di), Of microbes and life, Columbia University, New York- London 1971, pp. 50-55).

«Il concetto di forma è usato oggi dalle scienze contemporanee, pensiamo alla chimica, che parla di “formula”, pensiamo alla biologia, che parla di “codice genetico”: sono tutte riprese del concetto aristotelico di forma». Formula starebbe infatti per «piccola forma»: Berti parla di formula del Dna («non parlo dei diversi componenti materiali del Dna, ma dalla loro sequenza, espressa dalla formula, la quale non è materia. Più precisamente parlo della sequenza, cioè dell’ordine, dell’organizzazione, di tutte le cellule che formano un corpo vivente…»).

Prosegue parlando della forma della ruota, cioè della forma che permette ad una certa materia di rotolare, e di comportarsi in un certo modo, e della formula dell’acqua (H2O). «Ora né la forma della rota né la formula dell’acqua sono materia e pur tuttavia esistono, dunque smentiscono qualunque forma di monismo, sia materialistico che idealistico, ma non sono entità a se stanti, e dunque smentiscono anche qualunque forma di dualismo»